Perché le sgridate non funzionano

A volte, noi genitori, ci sentiamo smarriti, insicuri o in difficoltà nel crescere il proprio bambino, soprattutto quando rimaniamo basiti dai loro comportamenti. Altre volte invece, ci sentiamo sicuri di quello che stiamo facendo, ma senza conoscere il vero bisogno reale che, il cervello di nostro figlio ha bisogno in quel momento. Al giorno d’oggi, noi genitori, abbiamo una fortuna incredibile: abbiamo la possibilità di poter imparare a fare la cosa giusta, rispetto a qualche anno fa. Abbiamo a disposizione più informazioni, più libri, più corsi e conoscenze per favorire il pieno sviluppo del bambino. Purtroppo abbiamo altrettante opportunità di sbagliare. Questo non di certo perché siamo genitori poco attenti, è logico, che un padre e una madre, vogliono il meglio per i loro figli.

Un genitore è colui che accompagna la vita di un bambino, il suo sapere, la sua conoscenza. Diventare consapevoli di tutto questo, ti aiuta a realizzare il fatto che se sei un genitore, hai una responsabilità enorme, non solo fisica economica e affettuosa, ma hai nelle tue mani la possibilità di accompagnarlo verso il suo pieno potenziale. Quello che voglio dire, è che nel momento in cui ti rendi conto di avere questa importanza nella vita e nello sviluppo del cervello di tuo figlio, sei arrivato anche alla conclusione che sei il suo primo riferimento nel quale lui si ispira giornalmente. Il modo in cui parli, il modo in cui ti approcci con le persone, che tono della voce usi quando ti arrabbi. Come gestisci un momento di crisi. I nostri figli sono dotati di neuroni specchio che hanno la capacità di far apprendere all’uomo azioni attraverso la semplice osservazione. Attraverso il comportamento dell’adulto, il bambino è capace di comprendere, codificare e decodificare quelle informazioni e le rende sue. Pensate ai vostri figli nel momento in cui hanno iniziato a compiere il primo passo, o a mangiare o a scalare, in quel momento mettono in pratica ciò che hanno visto fare dal genitore, e da stimoli esterni. Questo vale anche per le emozioni. Quando un bambino vede comportarsi in modo rispettoso il proprio genitore per esempio, il suo cervello è in grado di immaginare se stesso che agisce in quel modo, come se si stesse riflettendo in uno specchio. Vale lo stesso, se quel bambino, vede il padre o la madre affrontare in modo frustrante, con rabbia, perdendo la pazienza le situazioni della vita.

Per questo sgridare un bambino, per esempio non permettendogli di andare al parco, o dicendogli che è dispettoso o capriccioso, urlargli addosso, punirlo, togliendogli le cose che ama fare, comporta conseguenze negative alla sua personalità.


La punizione diventa un modo per comunicare con gli altri

Il bambino, capirà che punire, vuol dire prendersela con qualcuno senza motivo apparente. Che quando ci si sente arrabbiati, basta scaricare la propria frustrazione su gli altri, riuscendo comunque, ad ottenere ciò che si vuole, senza apprendere il vero motivo del suo comportamento negativo. Per esempio“ Non vai al parco, perché l’ho deciso io” Quale beneficio porta al bambino? Nessuno.


Nasce il senso di colpa

Il castigo, in genere, finisce sempre quando il bambino smette di piangere, o quando è ormai passato il tempo necessario per farlo stare male. Il bambino in questo modo impara che basta sentirsi tristi per qualcosa per far si che i genitori perdonino il suo comportamento. Questo automatismo da origine al senso di colpa, che spesso ci accompagna per tutta la nostra vita da adulti.

La sgridata promuove la bassa autostima

Quando sgridiamo un bambino, gli stiamo dicendo che è insolente. Nel suo cervello si creerà un’immagine di se stesso, che, condizionerà le decisioni nella sua vita futura. Se il bambino crederà di essere disobbediente, capriccioso, cattivo, trasferirà  tutti questi comportamenti in base a quello che sa di se stesso e non avrà altra scelta di pensare che lui non nient’altro che quello, causando danni alla sua autostima.Ecco perché le etichette possono diventare pericolose per lo sviluppo del bambino. Non lo aiutano a creare di se l’immagine di un bambino capace è pieno di possibilità.

QUALI SONO LE ALTERNATIVE?

Esistono delle alternative alle classiche sgridate , che aiutano il genitore a migliorare i comportamenti negativi dei figli, senza intaccare la sua personalità, ma al contrario, educando con rispetto e come leader sicuro. Creare alternative ai capricci o le sgridate ti aiuterà a trovare strategie efficaci per aiutare tuo figlio a crescere, andandogli incontro a metà strada e creando un legame sicuro e rispettoso da entrambe le parti.


Aiutiamolo ad ottenere quello che vuole

L’obiettivo di un castigo, in genere è quello che il bambino impari a raggiungere quello scopo. Il bambino quando è arrabbiato non è in grado di autoregolarsi, perciò dobbiamo diventare noi la sua guida alle emozioni. Se sappiamo che nostro figlio ha la tendenza ad andare in crisi quando dovete lasciare il parco giochi, devi giocare d’anticipo. Stabilisci regole chiare in precedenza o comunicagli che quando gli dirai una certa frase lui saprà che tra 5 minuti si deve lasciare il parco. Oppure se tuo figlio ha la tendenza a spingere gli altri bambini, ti sta comunicando che ha bisogno di sviluppare quell’azione. Perciò gioca d’anticipo anche in questo caso: offrigli da spingere un carrello o una parete. 


Stabiliamo conseguenze naturali

Le conseguenze naturali della vita lo aiutano a capire che quel comportamento è sbagliato.
Queste hanno la capacità di far capire al bambino quali comportamenti gli porteranno migliori risultati. Perciò il nostro compito è quello di mostrare ai nostri figli l’esito delle sue azioni semplicemente descrivendolo. Se nostro figlio rompe il suo gioco preferito, no lo puniremo per la sua “cattiva” condotta, ma piuttosto gli si spiegherà  che non potrà più giocare con il suo gioco preferito perché l’ha rotto e non potrà averne un altro. (Ho scritto un articolo che spiega in modo più dettagliato le conseguenze naturali, se vuoi lo trovi qui).


Cambia la tua prospettiva


Quando siamo arrabbiati, abbiamo la tendenza di vedere solo gli atteggiamenti negativi e di sottolinearli, concentrando molta attenzione su di loro, credendo che, evidenziandoli possa fare in modo che quell’atteggiamento non si ripeta. Spesso però, questo atteggiamento, funziona esattamente al contrario. La miglior strategia per motivare un comportamento, è far risaltare il positivo e non il negativo.Se sgridiamo nostro figlio piccolo perché butta il cibo in terra, molto probabilmente assisteremo al fatto che inizierà a divertirsi e amplificherà questo comportamento, perché sta capendo, che in quel modo, riceve la nostra attenzione. Gioca d’anticipo anche qui: focalizza l’attenzione sul comportamento positivo, e il rispetto di quella regola. “Guarda come sei riuscito a tenere tutto il cibo sul tavolo”.  
Correggi i comportamenti sbagliatiInvece di sgridarlo o arrabbiarci quando nostro figlio si comporta in modo inappropriato, aiutiamolo a porre rimedio  alle sue azioni sbagliate. Se mia figlia rompe un bicchiere, le dirò che purtroppo non potremo più usare quel bicchiere e che ora può aiutarmi a raccogliere i pezzi e buttarli nella spazzatura. O quando spinge un bambino, le dirò in maniera calma ma decisa che quello non può farlo, perché sta provocando dolore a un bambino, perciò potrà invece aiutarlo ad alzarsi e scusarsi abbracciandolo. In questo modo aiuteremo i nostri figli ad avere cura e rimediare, non dando importanza alla sgridata ma all’effetto che hanno le nostre azioni.

Rinforziamo con frasi positive

A volte, sembra quasi scontato, ma quanto è bello quando qualcuno ti fa un complimento e basta? Per esempio: sei stato eccellente nel tuo progetto di lavoro, oppure Hai compiuto un ottimo lavoro ieri. Il nostro cervello in quei momenti, produce una sostanza, chiamata dopamina che permette al cervello di associare quel comportamento alla sensazione di soddisfazione e o appagamento. Questo processo così semplice è la base dell’apprendimento. Grazie a quella gratificazione nostro figlio associa l’azione a un qualcosa che gli fa bene che in definitiva lo porta ad imparare, a stabilire connessioni necessarie che gli permettono di diventare autonomo e di raggiungere i suoi obbiettivi e d essere felice. Se invece di rinforzare sgridando un comportamento negativo ci concentrassimo su quelli positivi, probabilmente in linea di massima nostro figlio svilupperà e sarà motivato a sentirsi soddisfatto.

Spero che questo articolo possa esserti stato utile. Sarei curiosa di sapere cosa ne pensi di questo argomento e come gestisci i i momenti di crisi. Se ti va, fammelo sapere nei commenti.  

Ah dimenticavo… Qui di seguito, ti lascio il link dei miei libri preferiti e alcuni miei articoli, dacci un’occhiata magari trovi qualcosa di interessante! Per nuove informazioni ed aggiornamenti mi trovi quotidianamente sui social Instagram e Facebook come Ledda Family Blog! Grazie a questi canali condivido la vita quotidiana, mia e di Fiore, alcune riflessioni sulla genitorialità consapevole e se non l’hai mai visto, ti invito ad ascoltare il mio podcast genitori in evoluzione!


A presto e buona giornata/serata!

Jessica

Autore:

Ledda Family Blog. Famiglia Montessori, scrittrice per passione e amante dell'educazione consapevole

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