La teoria dell’attaccamento

In questo articolo ti raconto l’episodio del podcast ” genitori in evoluzione” . Ti racconto di come io e Leonardo stiamo vivendo la crescita di Fiore, nostra figlia. Aver scelto un’educazione Montessori o educazione gentile, più consapevole, ci ha portato a scelte educative molto diverse da un sistema di educazione tradizionale. Ma la prima domanda che uno si pone potrebbe essere perché abbiamo fatto questa scelta.  Ecco con questo articolo svisceriamo nel profondo il perché di questa scelta da un punto di vista però psicologico co l’aiuto di Marta frigerio, una giovanissima neuropsicologa. 

Io credo che ci sia un po’ di confusione sull’aspetto rapporto genitore e figlio in generale. Ci troviamo (e parlo da parte dei genitori) sempre a porci innumerevoli domande su come dovremmo comportaci in determinate situazioni con i nostri figli, ad esempio:

– Ma se lo tengo troppo in braccio lo vizio?

– Mi hanno detto di non farlo dormire nel nostro letto perché poi non dormirà mai nella sua cameretta.

– Ma se allatti dopo l’anno non lo vizi? 

– Sgridalo perché se non lo capisce ora che è piccolo non lo farà più.

Ecco credo che ognuno di noi si trovi giornalmente a combattere una guerra interna su cosa fare o non fare . Anche perché poi diciamocelo le persone intorno a noi non si risparmiano mai nel dirci cosa è meglio o no per nostro figlio. E quindi mettono in crisi anche l’operato poi di noi stessi e delle scelte che facciamo.

Perciò mi piacerebbe darti con questo articolo un po’ di chiarezza sull’argomento “attaccamento”

Almeno da un punto di vista psicologico in che cosa comprende l’attaccamento e quali sono i suoi principi fondamentali?

Vi lascio la risposta di Marta

“Premettendo che ci sarebbero tantissime cose da dire perché la teoria dell’attaccamento è una delle teorie più importanti di tutta quanta la psicologia. L’autore principale di Questa teoria è John Bowlby che ha cominciato a occuparsi dello studio dell’attaccamento a partire dagli anni Settanta. Se volete approfondire questa tematica vi consiglio di leggere il libro appunto di Bowlby che si chiama “una base sicura” ed è un libro abbastanza specialistico, però in realtà è comunque molto immediato e comprensibile. Detto ciò, con questa premessa, quello che io posso dirvi è che l’attaccamento è un sistema innato. Che cos’è un sistema innato? È un sistema che si genera sin dalla nascita nel bambino e fa sì che il bambino ricerchi la vicinanza con una figura di riferimento che normalmente è la madre, ma che generalmente possono sono entrambi i genitori.Questo avviene perché perché il bambino, attaccandosi a una figura di riferimento che Bowlby definisce base sicura, aumenta tantissimo le sue probabilità di sopravvivenza

Il bambino può sviluppare tendenzialmente due tipi di attaccamento verso le figure di riferimento: un attaccamento di tipo sicuro, che vuole dire che il bambino riesce a trasmettere le proprie esigenze i propri bisogni propri stati mentali al genitore e il genitore a sua volta è molto ricettivo nel comprendere i bisogni del proprio bambino, riuscendo così a sintonizzarsi emotivamente reciprocamente sui propri bisogni. Inoltre il bambino coglie di essere capito dal proprio genitore: un attaccamento di tipo
insicuro, che ha varie declinazioni che non sto a spiegarvi qua, che ha invece come concetto di base il fatto che il bambino non riesca a comunicare e a far capire i suoi bisogni all’adulto di riferimento, che quindi reagisce ai bisogni e alle manifestazioni del bambino in maniera non sempre adeguata o solo parzialmente adeguata.
Per farvi un esempio pratico, supponiamo che vostro figlio stia giocando e mentre sta giocando rompa un vaso. Un genitore verso cui il figlio ha un attaccamento sicuro che cosa fa? Sgrida giustamente il bambino per aver rotto il vaso, ma capisce che se è successo è perché probabilmente il bambino ha delle energie che ha bisogno di sfogare e quindi capisce che deve incanalare queste energie che il bambino mostra di avere in altri tipi di attività. Ad esempio, quindi, può portare il bambino a giocare fuori o impegnarlo in altre cose.
D’altro canto, invece, un genitore verso cui il bambino ha un attaccamento di tipo insicuro, si trova spesso in difficoltà davanti a un episodio del genere e può reagire in diversi modi; per esempio può sgridare il bambino e poi pentirsi di averlo fatto e quindi prenderlo in braccio, rassicurarlo e chiedergli addirittura scusa per averlo sgridato, oppure può far finta di niente, come se il bambino non avesse rotto il vaso o non avesse bisogno di sfogare le sue energie in altre maniere.
Non si sa esattamente in base a cosa si installa un tipo di attaccamento sicuro o insicuro. Certamente ciò dipende sia dalle caratteristiche del bambino, che dalle caratteristiche del genitore. C’è infatti una forte componente innata e determinata geneticamente con cui il bambino già nasce, ma il tipo di attaccamento dipende anche tantissimo dalle esperienze passate e pregresse del genitore e addirittura dal tipo di attaccamento che il genitore aveva verso i propri genitori. Si può dire quindi che le esperienze passate dei genitori influenzino tantissimo il legame che il genitore avrà col figlio e quindi il tipo di attaccamento che il bambino svilupperà nei suoi confronti.
Non c’è un modo giusto di trattare i propri figli; l’indicazione generale di base è che tendenzialmente il bambino sin da piccolo comincia a comunicare le proprie esigenze, prima in maniera non verbale perché non è ancora capace a parlare e poi, man mano che cresce, verbalmente.
Un genitore che riesce a instaurare un attaccamento sicuro con il proprio figlio è un genitore che riesce a capire quali sono le esigenze che il bambino sta cercando di trasmettergli, capisce queste esigenze, le rielabora e risponde nella maniera adeguata.
Un genitore verso cui il figlio ha un attaccamento insicuro, invece, è un genitore che magari ha delle questioni irrisolte che si porta dietro dalla sua infanzia e quindi spesso non è in grado di rispondere in maniera adeguata e coerente ai bisogni che il bambino gli riporta. Cosa fare in queste situazioni e cioè quando ci si rende conto che la comunicazione che si ha con il proprio figlio non è ottimale o si sente che c’è qualcosa che non va?
Ci sono tantissimi metodi per analizzare il proprio stile di attaccamento, l’attaccamento che il bambino ha verso i genitori e l’attaccamento che i genitori stessi hanno avuto con i propri genitori. Quando sentite che c’è qualcosa che non funziona o che stona nel rapporto con vostro figlio, sicuramente potrebbe essere interessante rivolgersi a uno specialista del settore che può essere uno
Psicologo piuttosto che uno Psicoterapeuta che può andare ad indagare in maniera più approfondita quali sono le cose che non vanno bene nel vostro pattern relazionale, cioè nella vostra relazione con il figlio e nella vostra modalità di relazionarvi col vostro bambino in generale.
Sembra tutto facile detto nella teoria ma nella pratica non lo è.
Per avere un rapporto ottimale col proprio bambino bisogna riuscire a capire che quando il bambino piange lo fa per comunicarci qualcosa. Quello che i genitori possono fare è cogliere il pianto non come un capriccio, ma come una manifestazione di un esigenza e quindi di conseguenza riuscire a trovare il canale migliore per capire il bisogno del proprio figlio.
L’esempio del vaso è davvero un esempio molto pratico: se un bambino rompe il vaso è giusto sgridarlo, ma è anche giusto capire perché l’ha fatto. Magari è frustrato. Magari ha bisogno di giocare, magari ha bisogno di sfogarsi e quindi io cerco di capire questa cosa e agisco di conseguenza.
Questa di base, parlando molto in generale, è la teoria dell’attaccamento.
Quindi esiste un attaccamento di tipo sicuro e un attaccamento di tipo insicuro.
Il concetto di fondo di questa teoria è che il bambino deve essere in grado di trasmettere i propri stati mentali al genitore il genitore deve essere in grado di cogliere questi stati mentali e sintonizzarsi in modo da dare la risposta migliore possibile per il benessere del proprio bambino.”

Quando il genitore riesce a cogliere questi stati mentali come manifestazioni di esigenze e non capricci, davvero tutto cambia. L’atteggiamento verso tuo figlio cambia il modo di pensare cambia e di conseguenza per quanto sia a volte difficile stancante e frustrante è la strada giusta per dare le basi giuste a quel bambino che un domani sarà un adulto capace di vivere i propri momenti difficili con grande consapevolezza.

Per esempio io Personalmente credo molto nel rapporto con mia figlia legato all’allattamento.

In tanti da quando sono diventata madre mi hanno fatto questa fatidica domanda:  Ma per quanto pensi di allattare?  

Ecco prima di rispondere a questa domanda voglio partire dal principio. Quando aspettavo Fiore da buona organizzatrice quale sono, avevo già deciso che avrei allattato sei mesi e poi avrei smesso. L’idea mi ansiava abbastanza, sono una lavoratrice autonoma, senza maternità e con un attività mia da mandare avanti.  Mi ero promessa di stare il primo mese a casa e poi sarei tornata a lavoro con mia figlia con l’aiuto dei nonni. Ecco questo è quello che avevo programmato. 

Quante cose sono andate come credevo dopo la nascita di fiore? …. Nessuna !

L’espressione  “quando sarai madre capirai” , premesso che questa espressione è davvero poco elegante, ma In parte è vero. Certe sensazioni le provi solo una volta diventata mamma, e non per egoismo o superiorità ma perché sono emozioni legate a quel fenomeno della tua vita, così unico e superlativo che puoi viverle solo se ti accade. 

E così è stato. Quando ho guardato Fiore per la prima volta ho visto in lei una luce che non avevo mai visto prima, il corpo ancora pieno di endorfine mi dava scosse incredibili, il cuore ha iniziato a battere con un ritmo diverso da prima, l’energia che inondava il mio corpo si era connessa con quel corpicino nudo che batteva gli occhi cullato nelle mie braccia. 

E li ho capito di essere diventata mamma.

Fiore, 18 dicembre 2019

Il latte è arrivato, senza problematiche particolari. Non voglio entrare in tema allattamento perché non sono una specialista del settore, ma io credo che il nostro corpo sia fatto anche di incastri, per me gli atteggiamenti verso le situazioni sono davvero fondamentali.

Ritornando al mio rapporto con Fiore, Ho scelto fin da subito di  assecondare tutti quei segnali comunicativi quale il pianto per esempio come un bisogno primario. 

Fiore ha dormito con me e Leo dalla sua prima notte di vita per esempio e dorme in camera sua quando ne sente il bisogno. Ancora oggi a 14 mesi assecondo il suo sentire cercando di non vedere i suoi atteggiamenti negativi come capricci o vizi ma una semplice dimostrazione di ciò che lei prova. Per quanto riguarda il latte Ho scelto di seguire l’allattamento a richiesta. Questa modalità è molto semplice nella spiegazione, ha una sola regola : segui i bisogni del  bambino.

Fin dal primo giorno allattare a richiesta vuol dire dimenticarsi delle ore e degli orologi, vuol dire non chiedersi se ha mangiato troppo o troppo poco. L’obbiettivo fondamentale è esserci.

Non abbraccio la filosofia del far piangere il bambino solo perché non è ancora scattata l’ora giusta per la poppata, questa modalità non entrava nel mio concetto di attaccamento e rapporto che volevo avere io con Fiore.

Perciò è andata proprio così, sono passati i mesi e quando è venuto il momento di iniziare a svezzarla ho scelto di proseguire con l’allattamento e di inserire in modo complementare il cibo che consiste nel dare al bambino l’alimento in maniera graduale ma soprattutto seguendo i suoi bisogni. Per mesi Fiore ha continuato a nutrirsi di latte materno e assaggiare poco alla volta il nostro cibo. L’autosvezzamento è proseguito fino all’anno di vita. Questo ha dato la possibilità a mia figlia di decidere lei in base ai suoi bisogni e la sua voglia di scoperta. 

Quindi, tornando alla domanda che in tantissimi sempre mi fanno:   ma quanto pensi di allattare ancora? 

Rispondo sempre che non lo so, perché non lo decido io. Ho scelto di dare questa decisione a Fiore stessa. Ormai il suo attaccarsi al seno non è più fonte di nutrimento ma un modo per lei per rassicurarsi, per sentirsi al sicuro, per prendersi un momento di tenerezza con me. Come posso decidere io per lei? mi sono chiesta. Nulla in contrario con chi fa diverso penso che ogni madre sia in grado di capire cosa è meglio per la propria famiglia. Ho impararto a non giudicare ma anzi, trovare modo di confrontarmi con gli altri e di trovare nuovi spunti di condivisione. Per me ogni mamma è condivisione, ogni papà è condivisione. ogni famiglia è condivisione.

Ho scelto un’educazione alternativa, ho scelto di educare alla calma e alla gentilezza, senza imporre e prevaricare, perciò andrei contro a tutti miei principi se ora interrompessi questo legame tra noi.

Per noi è stato un buon modo per conoscerci e innamorarci l’una con l’altra. L’innamoramento per un figlio però non è detto che arrivi sempre nel momento in cui il bambino nasce. Alcune mamme hanno bisogno di entrare in empatia, di sperimentare cosa vuol dire essere madre. Io stessa credo di aver cambiato il mio atteggiamento verso i suoi 4 mesi di vita.

Quando ti metti a servizio di un altro essere umano, impari il vero tempo, capisci il vero concetto del qui e ora e Non è sempre tutto semplice. Non c’è solo e sempre amore e felicità. Il percorso di accudimento di un bambino è fatto di scalate lunghissime e momenti davvero difficili e privazioni personali. 

Questo purtroppo a volte per una mamma e un papà può diventare un processo pesante, che porta squilibrio e in alcuni casi anche a baby blues o in casi più gravi in depressione post partum.

Secondo te Marta, quali sono gli atteggiamenti mentali che aiutano in questo caso un buon attaccamento e buon rapporto famigliare?

” Questa è una domanda difficilissima che prevederebbe una risposta vastissima, macercherò di essere sintetica e di arrivare dritto al punto. Come hai accennato tu Jessica nel corso del podcast, racconti che sei partita dicendo che avresti allattato Fiore fino a una certa età e poi avresti smesso, o comunque ti eri fatta una sorta di programma che poi ti sei resa conto di non di non riuscire ad applicare o meglio, di non voler applicare. Questo perché, e per spiegarlo riporto anche in questo caso un esempio, tanto tempo fa un etologo e zoologo che si chiama Lorenz ha studiato l’atteggiamento dei piccoli di anatroccolo. Egli si è accorto che i piccoli di anatroccolo se venivano privati della mamma nel momento in cui nascevano si attaccavano o ricercavano automaticamente un qualunque altro essere vivente o anche un oggetto con cui creare una sorta di vicinanza. Ciò avveniva non perché avessero bisogno di mangiare, perché i cuccioli di anatroccolo sin da piccoli sono in grado perfettamente da soli di cibarsi di insetti, quindi non è una cosa fatta per sopravvivenza fisiologica o biologica, ma perché si trattava di un vero e proprio un bisogno primario che tutti i cuccioli e i piccoli di qualunque specie hanno e che è altrettanto importante per farli sopravvivere.
Con i bambini è la stessa cosa. I bambini hanno infatti bisogno non solo di qualcuno che li Nutra, non solo di qualcuno che li educhi ma anche di qualcuno con cui poter avere un contatto sincero e genuino. Quindi quando tu parli ,Jessica, di allattare Fiore al bisogno, in quel caso tu stai rispondendo a un’esigenza che senti che tua figlia ha e rispondi fornendole quello di cui ha bisogno in quel preciso momento, senza imporle degli orari , senza imporle dei paletti. In questo modo Fiore capisce che tu sei sintonizzata con lei e sui suoi bisogni e di conseguenza riesce a comunicare con te, adesso che è ancora piccola utilizzando il linguaggio non verbale.
Di base il consiglio che io posso darvi è quello di assecondare molto quello che i vostri bambini vi stanno comunicando perché, anche se non parlano, i loro bisogni sono in grado di farveli capire. Voi, però, dovete essere molto ricettivi, coglierli e togliervi tante paure del tipo “Oh mio Dio magari il mio bambino ha mangiato solo un’ora fa, non posso dargli da mangiare di nuovo”, oppure “Mio figlio ha dormito troppo questa notte, se
dorme oggi pomeriggio non dormirà più la notte successiva”.
Da una parte può essere vero, ma dall’altra tanto ci sono talmente tante variabili e le cose vanno come devono andare, che è meglio avere un bambino felice che sa che i propri genitori Riescono a cogliere i suoi bisogni piuttosto che imporre delle regole ferree che magari non aiutano il bambino, ma non aiutano nemmeno il genitore.
In ogni caso se siete in difficoltà, come ho già accennato prima, gli psicologi gli psicoterapeuti servono anche a questo.
Essere genitori, soprattutto per la prima volta, è una cosa sconosciuta. Nessuno sa quale sia la modalità migliore; quindi il consiglio che vi posso dare e trovare la modalità migliore per voi e quella che pensiate sia migliore per vostro figlio, perché nel momento in cui la trovate e siete tranquilli nelle vostre scelte questa tranquillità la trasmettete anche al bambino, e un bambino con dei genitori felici, sereni, che riescono a trasmettergli pace, è un bambino che riuscirà anche lui a trasmettere con pace serenità e tranquillità ciò di cui ha bisogno.
Quindi la domanda che dovete farvi è: “Come sono più tranquilla io nel gestire la crescita di mio figlio? Come faccio io a essere tranquillo e sereno in quello che sto facendo?”
Cercate di capire qual è il vostro modo E portatelo avanti a prescindere da quello che leggete, da quello che sentite dai racconti degli altri genitori e delle altre madri, perché il rapporto che avete con i vostri figli è unico e dipende da cose che sono veramente troppo soggettive: dal rapporto che avevate voi che vostri genitori, dal vostro carattere , dal carattere del vostro bambino.
Quindi davvero, assecondatevi e assecondate di conseguenza i bisogni che il bambino vi riporta.
Se siete in difficoltà e avete bisogno ci sono delle persone che vi possono aiutare. Questo è quello che io posso darvi come consiglio generale. Come già detto prima, se volete approfondire la tematica in una maniera un po’ più scientifica ci sono tutti i libri di Bowlby che si possono leggere, cercate la sua biografia e bibliografia e troverete un sacco di informazioni. Io ringrazio ancora tantissimo, Jessica e Leonardo addirittura con un suono di campane che ci accompagna alla fine di questo Podcast, per avermi dato lo spazio per parlare. Spero ci siano altre occasioni per collaborare.
Per qualunque cosa potete rivolgervi a Jessica oppure rivolgervi a me se avete altre curiosità e spero di esservi stata utile in qualche modo. Grazie mille a tutti.”

In fine vi lascio il pensiero di papà Leonardo

Papà Leonardo e Fiore

” Jessica dice di aver capito di essere diventata madre appena ha visto sua figlia, quando parlo con altri padri, amici o chi papà lo diventerà, dico sempre che secondo me noi, e per noi intendo noi uomini, capiamo in un secondo momento di essere diventati genitori, proprio perché scende in noi la consapevolezza del cambiamento quando fisicamente possiamo tenere in braccio nostro figlio. Per me è stato così, ma suppongo sia legato al fatto di non aver avuto per nove mesi Fiore in pancia che cresceva, scalciava e faceva capriole.

Da sempre sono convinto che anche il papà, deve fare in qualche modo la sua parte. Dopotutto direi che “la mamma fa le cose da mamma” e il “papà fa le cose da papà”, sia un concetto del tutto superato.
E se per qualche papà non fosse così, io vi consiglio spassionatamente di non perdervi per nulla al mondo il cambio del pannolino di vostro figlio, non perdetevi la possibilità di provare l’emozione del farlo addormentare, non perdete l’occasione di passare del tempo da soli, passeggiare ed imparare cose nuove. Anche perché in un batter d’occhio il bimbo cresce e tutto ciò che non si è vissuto si è perso.
Compresa la possibilità di metterci alla prova.

E allo stesso tempo, tu mamma, non negare questa emozione al tuo compagno, perché capita anche questo…

Come sapete, io sono molto pragmatico. E se non lo sapete ve lo dico ora. Quindi questo è un appello o meglio un consiglio che posso dare a tutti i padri:
Per sviluppare un attaccamento di tipo sicuro con vostro figlio, in primis cercate di essere presenti fin dai primi anni di vita. Sappiamo tutti che la mamma c’è e ci sarà sempre e si occuperà inesorabilmente di pannolini, merendine e nanne, ma questo non deve essere una scusa per non contribuire.
Anche perché prima o dopo vostra moglie sarà sfinita, e moglie sfinita vuol dire moglie nervosa…e oggi abbiamo imparato che i genitori in primis trasmettono la loro serenità ai figli.
In un batter d’occhio vi troverete con i nervi a fior di pelle e la tensione che si taglia con il coltello.

Quindi finiamola con il concetto di tempo di qualità, e (per quanto possibile) pensiamo alla quantità e soprattutto affiancate vostra moglie, fate vostre le mansioni del mammo… anche perché siamo i soli che possono contribuire a far funzionare il meccanismo del gioco di squadra e soprattutto siamo i soli che possono tenere alto il morale di una mamma che a fine giornata si sente più mucca che donna.
Lo so questa è forte ma fa capire, molto bene come si sente una mamma che allatta a fine giornata.

Come faccio a sapere queste cose? Ne ho parlato con Jessica, l’ho ascoltata ed aiutata.
Non voglio una statua per questo, mi sono solo reso conto che forse era la via giusta per raggiungere la serenità nella nostra famiglia, quindi concludo con questo consiglio

Sviluppate un attaccamento sicuro con vostro figlio o figlia ma non dimenticate di curare l’attaccamento che avete con la vostra compagna di vita. “

Autore:

Ledda Family Blog. Famiglia Montessori, scrittrice per passione e amante dell'educazione consapevole

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